Call for papers 12 (2026)
Quando torna la guerra
L'invasione russa dell'Ucraina del 2022 ha innescato un processo divenuto eclatante con l'avvento di Donald Trump alla presidenza degli USA e con la proposta - simbolicamente densa - di rinominare il Dipartimento della Difesa in Department of War. Si tratta del ritorno della forza e della sua espressione massima sul piano politico - ovvero la guerra - quali strumenti primari di risoluzione dei conflitti. La legge del più forte torna in auge dopo ottant'anni di faticosi tentativi di costruzione di un ordine internazionale teso a bandire la guerra o comunque a non riconoscerle legittimità anche nei casi in cui essa venisse usata sullo scenario politico planetario. George Bush jr. dovette giustificare davanti all'ONU, seppur con una menzogna, la sua intenzione di attaccare l'Iraq. Poco più di vent'anni dopo, questo modello pare lontano anni luce.
È compito delle scienze dell'uomo fare un esame di coscienza rispetto alla gravità dell'accaduto, nonché dare un contributo di comprensione, di riflessione e di prospettiva dinanzi a questo ritorno al diritto del più forte. Gli interrogativi che ne scaturiscono sono molteplici e investono ambiti disciplinari diversi, che questa rivista intende mettere in dialogo.
1. Storia e geopolitica. Si tratta anzitutto di capire storicamente i fenomeni attuali, volgendo lo sguardo agli ottant'anni che ci hanno preceduto: ai momenti di speranza e di rottura, all'architettura istituzionale del secondo dopoguerra (ONU, NATO, Helsinki, i trattati sul controllo degli armamenti), agli eventi che hanno fatto da preludio a ciò che oggi è davanti ai nostri occhi. Come si è erosa la norma contro la guerra di aggressione? Quali sono le responsabilità delle diverse potenze - occidentali incluse - in questo processo di delegittimazione progressiva del diritto internazionale? Quali scenari geopolitici si profilano e quali le loro possibili proiezioni?
2. Diritto internazionale e la sua crisi. Il ritorno della forza è anche e soprattutto una crisi del diritto internazionale e delle sue istituzioni. La Carta delle Nazioni Unite, lo Statuto di Roma, la giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia: questi strumenti sono stati aggiornati, elusi o semplicemente ignorati? Come si ridefinisce il concetto di sovranità in un'epoca in cui la forza si rilegittima come argomento politico? Esiste ancora uno ius cogens capace di resistere alla pressione dei fatti?
3. Filosofia. La domanda investe la filosofia contemporanea senza perdere di vista le sue radici moderne e premoderne. Quali sono i fondamenti di una ragione bellica - per usare la categoria proposta da Greco - e quali le condizioni della sua legittimazione o delegittimazione? Quali risorse offre il pensiero contemporaneo: dalla tradizione della just war theory (Walzer) alle filosofie della pace, della non-violenza, dell’agire dialogico (Habermas), dal realismo politico (Schmitt) alle teorie critiche delle relazioni internazionali? È ancora pensabile una cosmopolitica nel senso kantiano, o l'idea di una pace perpetua appare oggi come un'utopia definitivamente tramontata?
4. Letteratura. Sul piano letterario urge una disamina dei testi circa il rapporto tra l'esistenza del singolo, la società e la guerra, sia in senso diacronico - a partire da alcuni passaggi nodali della grecità (Tucidide, Eschilo, Euripide) e della modernità (da Tolstoj a Remarque, da Céline a Primo Levi, da Heller a O'Brien) - sia guardando alla produzione contemporanea. Come la letteratura ha spiegato, rappresentato, condiviso o contestato la manifestazione della forza e della guerra quali principi regolatori delle relazioni umane? Quali narrazioni emergono oggi dalla letteratura ucraina, russa, mediorientale? Quali forme estetiche e retoriche sceglie la scrittura per dire la guerra che non vuole essere detta?
5. Arti figurative e performative. La riflessione deve investire le arti visive, il cinema, il teatro, la musica: come stanno rappresentando questo nuovo passaggio epocale? Qual è il loro rapporto storico con la guerra e la violenza - dalla pittura di storia alla fotografia di guerra, dal teatro epico brechtiano al cinema di Kubrick? Esiste ancora una funzione critica e resistente dell'arte di fronte alla normalizzazione della violenza, o l'arte rischia di diventarne strumento di estetizzazione?
6. Psicologia, psicopatologia e processi educativi. Il fenomeno ha riflessi psico-sociali non indifferenti. Che società è quella che si abitua alla guerra come background costante della vita quotidiana, filtrata attraverso i media e i social network? Quali conseguenze ha questo ritorno della forza - questa giustificazione o esaltazione della violenza - nei processi educativi e nella formazione delle giovani generazioni? Influisce sul disagio psichico contemporaneo, sull'aggressività diffusa, sulla crisi dei legami di fiducia? Come risponde la clinica - e in particolare la psicoterapia - a pazienti che vivono immersi in un contesto di guerra percepita come inevitabile o desiderabile?
7. Saperi storico-religiosi. Il ritorno della forza non è fenomeno laicamente neutro: esso si intreccia con narrazioni sacre, teologie politiche e uso strumentale del simbolismo religioso da parte di Stati e movimenti nazionalisti. Partendo da come le grandi tradizioni (dal cristianesimo all’islam, dall’ebraismo alle religioni civili di matrice nazionalistica) hanno elaborato le dottrine della guerra giusta, del martirio e della guerra santa, potrebbe essere utile chiedersi e verificare come questi repertori vengano oggi riattivati o manipolati. Parallelamente, la prospettiva comparativa della storia delle religioni consente di valorizzare le risorse spirituali di resistenza alla violenza: le tradizioni pacifiste e profetiche presenti in quasi ogni grande corpus religioso costituiscono un patrimonio ancora largamente sottoutilizzato nel dibattito pubblico e politico contemporaneo.
Gli abstract (1000 battute max) e i saggi (40.000 battute max) possono essere presentati in una lingua a scelta tra italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco.
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Scadenze
- 30 settembre 2026: deadline per l’invio degli abstract;
- 10 ottobre 2026: deadline per la selezione degli abstract da parte del Comitato direttivo e del Comitato scientifico;
- 15 gennaio 2027: deadline per l’invio degli articoli definitivi;
- 15 febbraio 2027: fine del lavoro di revisione da parte dei revisori anonimi;
- 20 marzo 2027: deadline per l’invio dell’articolo corretto in base alle eventuali modifiche richieste dai revisori anonimi.
Gli abstract e gli articoli vanno inviati alla Segreteria di redazione, all'indirizzo mail: segreteriasiculorumgymnasium@gmail.com